Potrebbe sembrare strano che a spendere parole in favore del salmone d’allevamento sia chi mette al centro del proprio lavoro il salmone selvaggio.
Ma esattamente per questo ci sentiamo di farlo: perché conosciamo bene il valore del pescato e tutte le dinamiche a esso collegato (non ultima quella della sostenibilità ambientale), e sappiamo soprattutto che il solo salmone selvaggio non potrà mai bastare per soddisfare la crescente richiesta di questo prodotto sul mercato.
Allo stesso modo però, siamo anche consapevoli che dietro la parola “allevato”, si possono nascondere prodotti molto diversi tra loro.
Perché ci sono allevamenti e allevamenti:
da una parte c’è il salmone allevato per la qualità, dall’altra quello allevato per vincere la battaglia sul prezzo.
E a segnare la differenza fra questi due mondi è una scelta mirata e consapevole.
Due modi di concepire il salmone d’allevamento
L’acquacoltura intensiva presenta spesso molteplici criticità:
densità eccessive, parassiti, fughe di pesci, impatto sui fondali.
Sono temi che scienza, autorità e filiera discutono da anni, ed è giusto che restino al centro dell’attenzione.
Allo stesso tempo però, esistono realtà che hanno abbracciato un modo differente di allevare il salmone.
Nel Nord Europa ci sono allevamenti che hanno scelto un modello attento all’ambiente e al benessere animale, e che sottopongono le proprie pratiche a standard rigorosi e a certificazioni di enti terzi.
In questi allevamenti la densità dei pesci è controllata con attenzione. Gli spazi sono progettati per permettere movimento e condizioni di vita adeguate.
Le acque sono monitorate di continuo, nei livelli di ossigeno e nella purezza, e i fondali vengono seguiti con sensori e ispezioni periodiche.
Il pesce cresce rispettando il suo ciclo naturale, con un’alimentazione il più possibile vicina a quella del salmone in mare aperto, anch’essa certificata da fonti sostenibili.
Ne è un esempio l’Orkney Islands Salmon che proponiamo fra i Tesori del Mare Scandia. Un salmone allevato in mare aperto, nelle Isole Orcadi poste all’estremo nord della Scozia, dove l’oceano Atlantico incontra il Mare del Nord e le acque diventano impetuose e molto ossigenate, particolarmente indicate per l’allevamento del salmone in modo naturale.
È da allevamenti come questi che può arrivare un salmone di grande qualità, dalle carni compatte e dal gusto equilibrato.
Sono questi allevamenti i più adatti a rispondere alla crescente domanda di salmone, accanto a una quota di selvaggio altamente regolamentata con standard rigorosi su sostenibilità e benessere animale.
Il salmone della battaglia sul prezzo
Esite poi sul mercato un diverso tipo di salmone d’allevamento, quello che molto spesso riempie i banchi della grande distribuzione e dei discount a prezzi sempre più bassi.
Qui le domande diventano inevitabili. Da dove arriva? Come è stato allevato? Come è stato trattato? E soprattutto, dove e come è stato lavorato per arrivare a costare meno di un grappolo d’uva?
Quando proporre un prodotto a un prezzo il più conveniente possibile diventa l’unico obiettivo, a pagarne il conto sono gli aspetti che non si vedono in etichetta: lo spazio per i pesci, la qualità dell’acqua, il tempo di crescita, la cura nella lavorazione.
Il valore di un prodotto, è bene a volte ricordarlo, non sta nel poterlo acquistare a un prezzo ridotto. A determinarne il prezzo giusto sono la materia prima, la lavorazione e le scelte fatte fino al banco.
La vera sfida, oggi, per una alimentazione di qualità sostenibile è proprio questa: imparare a scegliere secondo criteri più consapevoli
Scopri la nostra selezione di salmoni allevati.